Oceano

“Egli era vivo, in stato di veglia, e laggiù, isola o continente che fosse, c’era una cosa. Che cosa fosse non sapeva: come i colori dipendono e dall’oggetto da cui sono affetti, dalla luce che vi si riflette, e dall’occhio che li fissa, così la terra più lontana gli appariva vera nel suo occasionale e transeunte connubio della luce, dei venti, delle nubi, dei suoi occhi esaltati e afflitti. Forse domani, o tra poche ore, quella terra sarebbe stata diversa. Quello che egli vedeva non era solo il messaggio che il cielo gli inviava, ma il risultato di un’amicizia tra il cielo e la terra e la posizione (e l’ora, e la stagione, e l’angolo) dalla quale egli guardava. Certamente se la nave si fosse ancorata lungo un’altra traversa del rombo dei venti, lo spettacolo sarebbe stato diverso, il sole, l’aurora, il mare e la terra sarebbero stati un altro sole, un’altra aurora, un mare e una terra gemelli ma difformi. Quella infinità dei mondi di cui gli parlava Saint-Savin non andava soltanto cercata al di là delle costellazioni, ma nel centro stesso di quella bolla dello spazio di cui egli, puro occhio, era ora sorgente di infinite parallassi.”

U.Eco, L’Isola del giorno prima

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