Monthly Archives: luglio 2018

Grecia e Sicilia

Graziana Garofalo

“Pittori o poeti, hanno tutti bisogno di un grande paese esclusivamente loro, quello dei propri sogni. I loro poemi, i loro quadri, sono gli appunti di viaggio, gli schizzi dell’esploratore; essi tracciano i confini di quelle terre sconosciute, dalle quali il Champlain o il De Gama che è in loro se ne andrà via, quando saranno invase dalle folle; ma se ne andranno solo per cercare altrove, e ancora più lontano, il Salento o l’Eldorado personale, e le Isole Felici, il Promontorio delle Essenze Aromatiche o quello degli Spaventi. Intere generazioni hanno trovato nella tradizione greca la chiave d’ingresso ai Campi Elisi. Essa ha risolto il duplice problema comportato da un sistema simbolico tanto articolato da consentire le più complete confessioni personali, e tanto generico da poter essere immediatamente recepito; anche un accenno di lettura di una rivista di poesia contemporanea, o un solo sguardo a un’esposizione di quadri – dove si esprime il lavoro di ogni singolo poeta o pittore, teso a ricreare dal caos un codice personale di segni – ci mostra fino a quale punto il muoversi delle idee possa risentire di questa mancanza di riferimenti universalmente accettati. Da Virgilio a Paul Valery, questa tradizione ha schiuso a tutti loro le porte di un paese sufficientemente vasto da consentire a ognuno di stabilirvi il proprio distretto, abbastanza deserto per potervi passeggiare nudi, ma al tempo stesso popolato da fantasmi che cantano. Molto presto, e a sicuro vantaggio dell’immaginazione dell’uomo, il prestigio dei miti ha lentamente trasformato in concetti mitologici i luoghi stessi dove il mito aveva avuto origine, stabilendo così un vasto paese fittizio in parallelo a quello segnato sulle carte, dove Citera e Lesbo sono isole, ma anche luoghi da cui osservare le passioni; un paese che comprende le Porte degli Inferi, ma anche il golfo di Corinto; dove l’Arcadia somiglia a volte alla Provenza, a volte all’Inghilterra; si estende ad est nelle leggende del vicino Oriente, dove ogni pittore riedifica secondo il suo estro Gerusalemme o Costantinopoli; e si estende ad ovest, lungo le mura di una Roma i cui cittadini sfoggiano il berretto frigio e le picche della Convenzione. I cinquecento anni del giogo turco, che ridussero la Grecia a terra pressoché inesplorata, a proposito della quale Racine chiedeva ragguagli all’ambasciatore di Francia, hanno forse contribuito a questa sovrapposizione di paesi immaginari ai paesi reali; ma una simile trasfigurazione si era già verificata presso gli stessi Greci: nel coro dell’Edipo a Colono, in cui Sofocle contribuisce alla creazione di un’Atene leggendaria; nel fregio del Partenone, nel quale i magistrati e le reclute si distinguono a stento dagli dèi, nel discorso attribuito da Tucidide a Pericle, dove Atene assurge a luogo ideale quanto la Repubblica di Platone. Di questa Grecia leggendaria, Pausania sarà il turista, Plutarco il cronista e Adriano il generoso mecenate.”

Pellegrina e Straniera, M. Yourcenar

Il mondo nuovo

Graziana Garofalo

“Puntò il piede sulla vanga e la conficcò fieramente nel terreno duro. “Ciò che sono le mosche per i bambini crudeli siamo noi per gli Dei; essi ci uccidono per il loro divertimento”. Un nuovo tono; parole che si proclamavano vere, più vere in un certo senso della loro stessa verità. Eppure quello stesso Gloucester aveva chiamato gli Dei sempre amabili. “D’altra parte il meglio del suo riposo è il sonno, e tu te lo procuri spesso da te; tuttavia temi, hai una paura folle della morte, che non è niente di più.” Niente di più del sonno. Dormire. Sognare forse.

La vanga urtò contro un sasso; egli si chinò per raccoglierlo.

E poi questo sonno della morte, quali sogni?

Un ronzio sopra la sua testa era diventato un rombo; e improvvisamente ci fu qualche cosa tra il sole e lui. Egli guardò in alto, sobbalzò fuori dal suo vangare, fuori dai suoi pensieri; alzò gli occhi in uno sbalordimento abbacinato, mentre il suo spirito errava ancora nell’altro mondo più vero della verità, ancora concentrato sulle immensità della morte e della divinità: alzò la testa e vide, in alto e vicino, lo sciame dei velivoli volteggianti. Arrivarono come delle cavallette restarono sospesi, discendevano tutt’attorno a lui nella brughiera.”

Aldous Huxley, Il mondo nuovo

foto: Escher, Mano con sfera riflettente