Charlotte Sometimes

Il brano Charlotte Somentimes dei Cure uscì nel 1981, e non fece mai parte di un album, quasi a voler sancire, fin dall’inizio, la natura sfuggente ed eterea della protagonista.

Charlotte Sometimes, 45 giri, 1981

Per anni, i fan dei Cure hanno fantasticato su Charlotte, attribuendole le fattezze oscure di un’eroina gotica. Quel nome – venuto da lontano – si è caricato di immagini oniriche e si è insinuato nelle fantasie personali, fino a far parte di ricordi confusi e reconditi. La magia dei Cure è anche questo, è anche questa capacità straordinaria di aprire varchi, di trascinare volti e situazioni distanti nel tempo e nello spazio, per far precipitare – chi ascolta – dentro una dimensione interiore, segreta e magnetica. Insomma, per tutti gli affetti da Cureite cronica – Charlotte – è da sempre stato il nome di un sogno.

Charlotte Sometimes, Agenzia Alcatraz, 2024.

E così, a distanza di anni, leggo finalmente per la prima volta il romanzo che ha ispirato la canzone della band inglese, ma la storia di quel nome non si risolve, anzi, alimenta il mistero, e apre nuovi spiragli immaginifici.

Il libro di Penelope Farmer racconta di Charlotte Makepeace, una ragazzina appena arrivata in un collegio, che fin dalla prima notte viene catapultata (durante il sonno) in un’altra epoca. Lei vive nel 1958 e si ritroverà a giorni alterni nel 1918. Questi salti temporali sono vissuti con grande smarrimento, ma poco per volta Charlotte prende confidenza con quell’altro mondo e i suoi abitanti. E di volta in volta il gioco delle parti sarà sempre più intricato e susciterà sempre più interrogativi.

Charlotte Sometimes,
Chatto & Windus 1969

Charlotte è un’adolescente introversa, catturata da “voci” e “dimensioni” che vivono altrove, si pone continue domande sulla sua identità e su cosa sia davvero reale. E nonostante la narrazione si snodi con grande leggerezza e semplicità – essendo destinata a un pubblico di giovani lettori – resta comunque costellata da spunti rilevanti sul tema del doppio e dell’inquieto rapporto dell’io col mondo. La storia coglie perfettamente il senso del perturbante che attraversa gli anni dell’adolescenza, quel momento della vita in cui avviene una trasformazione radicale, e per molti aspetti sofferta. Ci troviamo in un campo aperto, dove nessuna identità si è ancora formata, e dove tutto può ancora accadere. L’adolescente è colta da turbamento, esitazioni, ma anche da entusiasmo e voglia di scoprire e sperimentare le molteplici parti di sé.

Nel romanzo non ci sono toni scuri predominanti, né atmosfere tipiche della letteratura gotica, però si intravedono fenditure enigmatiche, apparentemente innocue, che conducono verso quella incredibile capacità di cogliere l’altra realtà, quella in ombra. Nella narrazione fluttuante, sono presenti molti richiami al filone fantastico incline “alle meraviglie”, oltre all’immaginario liminale e brumoso delle sorelle Brontë, che probabilmente la Farmer omaggia con i nomi delle protagoniste: Charlotte ed Emily. 

Robert Smith

Il testo di Robert Smith prende spunto dalla vicenda del libro e ne condensa gli elementi essenziali, facendoli risaltare da una profondità che va oltre le righe. Il ritornello recita più volte “Sometimes I’m dreaming” quasi a voler sottolineare che l’altra dimensione qualche volta sorprende e trascina via, al di là delle paure e oltre il velo dei desideri. Quel sognare – che accade – è un canale diretto che connette con altre parti di sé, attraverso visioni multiple e interdipendenti. Il testo manifesta quel senso di inquietudine e di smarrimento tipico della sensibilità degli artisti e di tutti coloro che sono inclini ad avere uno sguardo più attento sul mondo. In quasi tutta la sua produzione Robert Smith ha affrontato i temi della crisi d’identità, del doppio, dello svuotamento dell’essere e dello sconfinamento percettivo in altre realtà. In Charlotte Sometimes li racchiude tutti. Non è la prima volta che i fantasmi letterari infestino l’immaginario di Robert, soprattutto il suo approccio visionario sulle questioni esistenziali. Un immaginario tradotto poi in musica dal lavoro eterogeno di tutta la band, attraverso la ricca sperimentazione di melodie post-punk.

The Cure

Nel libro della Farmer sono presenti episodi inerenti agli aspetti pedagogici e morali dei primi del novecento, a cui si accostano temi più cupi, come quello dello spiritismo e del sonnambulismo. Ma tra gli espedienti narrativi più interessanti, uno su tutti merita una menzione speciale: il diario. Lo strumento guida di ogni adolescente in cerca di risposte. È attraverso la scrittura del diario personale che le due protagoniste riescono a comunicare tra loro pur trovandosi in epoche diverse. La scrittura è ancora una volta il più potente collante tra i mondi. E in questo caso specifico, anche tra letteratura e musica.

The Vinyl Digest

In appendice, il libro contiene una nota riguardo all’incredibile fortuna editoriale, resa possibile proprio grazie alla canzone dei Cure. La scrittrice racconta dell’incontro con Smith, e dalle sue parole si evince una certa diffidenza iniziale, dissolta poi negli anni, perché Charlotte è indipendente. Il suo fantasma viaggia da tempo immemore su piste alternative e straordinarie, pronto a saltar fuori dalle fantasie più recondite e oscure, per ricordarci che sometimes – la realtà – si presenta in forme molte più complesse e strabilianti di quanto avremmo mai potuto credere.

p.s. Il 45 giri dell’81 è un mini concept, infatti sul lato b è presente un altro brano, Splintered In The Head, ispirato anch’esso al romanzo della Farmer.

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